Introduzione dott.ssa Elena Zambon – Presidente AIdAF

“Per la  prima volta partecipo al Convegno Nazionale di AidAF da Presidente di questa Associazione, appartenere alla quale dà sempre grande significato alla nostra identità di imprese familiari. Da Associazione dobbiamo saperci distinguere anche nell’affrontare temi così attuali come quelli di quest’anno e riassunti nell’impegnativo titolo:La concezione del lavoro nelle imprese familiari. Un contributo allo sviluppo sostenibile”.

In questi giorni a Bologna cercheremo di riflettere su ciò che riconosciamo come tratto che caratterizza un certo stile di fare impresa, più vicino ai principi del tempo del forte sviluppo industriale italiano. “Noi tutti – dirigenti, responsabili, funzionari, impiegati, operai – centri di vita di questo grande organismo aziendale, dobbiamo sentirci impegnati in egual misura nel continuo progresso industriale, perché da esso dipende il benessere di ciascuno di noi “ diceva, come molti altri imprenditori dell’epoca, Gaetano Zambon nel ’46.

Il nostro sforzo come generazioni successive, deve rivolgersi alla ricerca di modelli attuali e pratiche nuove, che ripropongano, rinnovino e rinforzino esempi di successo del passato, pur riconoscendo pregi e limiti del nostro modo di operare.

Permettetemi di introdurvi ai lavori, non con una analisi di dati o di andamenti economici che caratterizzano questi nostri anni difficili per lo scenario in cui ci troviamo ad operare, numeri e statistiche le lascio a professionisti competenti, professori e studiosi della materia. Mi piace piuttosto condividere con voi pensieri, idee e soprattutto una visione del futuro. 

Iniziando ad interrogarci sul corretto modo di misurare il nostro andamento economico come scrisse in un suo discorso nel marzo del 68’ Bob Kennedy: “Troppo e per troppo tempo abbiamo dato l’impressione di riporre l’eccellenza personale e i valori della comunità nella mera accumulazione di beni materiali […] il nostro Prodotto Interno Lordo – PIL – non calcola la salute dei nostri figli né la qualità della loro istruzione o la gioia nel loro giocare. […] non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio […] in breve, misura qualsiasi cosa eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta”.

Con questo spirito, vorrei proporvi alcune riflessioni che mi hanno spinto ad innalzare lo sguardo. In un tempo in cui è enormemente diminuito lo spazio per una ricerca del senso della propria condizione umana, professionale e sociale è, allo stesso tempo, paradossalmente aumentata la necessità di ritornare a riflettere in termini complessi su noi stessi e sul nostro posto nel mondo, l’impresa in particolare, deve assumersi il ruolo di elaborare un senso di direzione per i propri collaboratori diretti e indiretti.

Accanto alla remunerazione del capitale, accanto alla ricerca e all’innovazione, l’elaborazione del significato proponibile ai collaboratori diretti e indiretti costituisce il vero arricchimento del ruolo dell’impresa, oggi.

In questi contenuti, io credo, risieda l’essenza della responsabilità imprenditoriale contemporanea.”

Elena Zambon

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