Le imprese italiane temono accordi punitivi


L’ultimo shopping italiano oltremanica porta la data di due giorni fa. Il gruppo veneto Irsap – 140 milioni di consolidato 2016 nei settori riscaldamento e condizionamento – ha acquistato la britannica UK Heating Group, il principale distributore di radiatori nel Regno Unito (12 milioni di euro di fatturato). Se la coincidenza temporale tra l’annunciato avvio di Brexit e il battesimo di un’operazione imprenditoriale è casuale, le aziende italiane alternano ottimismo a cauta preoccupazione. Perché Brexit può restituire politicamente spazio all’Italia, tra Francia e Germania. Ma, spiega Aaron Pugliesi, segretario generale della Camera di Commercio italo-britannica «da cosa può cambiare per gli studenti a eventuali novità in dogana. Sino a come comportarsi con l’Iva o al ritorno di certificazioni archiviate da tempo, tra gli imprenditori crescono domande e preoccupazioni». Per Stefano Bigi (di Bigi Cravatte Milano, 2 milioni di fatturato e 25 addetti) il Regno Unito è mercato di export ma anche di acquisto: «Acquistiamo lì le sete che sbarcano a Londra dalla Cina e rivendiamo alla City il prodotto finito. Con il ridimensionamento della sterlina è stato più semplice acquistare e anche la domanda interna ha tirato bene. Ma il timore che Brexit porterà un aggravio di documentazione e certificazioni doganali, modifiche al regime Iva, non è poca cosa per un’impresa piccola che non ha personale dedicato».
| Sito Irsap |

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