Notizie dagli Associati

Storie di innovazione e di famiglie geniali, di prodotti d’eccellenza e di strategie vincenti, che dal Nord al Sud della penisola hanno varcato i confini e sono diventati business di successo in tutto il mondo, dove si fanno ambasciatori del made in Italy. Al premio EY L’Imprenditore dell’anno, è facile imbattersi in storie così. Come è accaduto anche in questa XXI esima edizione, vinta da Remo Ruffini, amministratore delegato di Moncler. La motivazione del riconoscimento suona forte e chiara: «Aver rilanciato in meno di dieci anni il piumino multicolore a livello internazionale».
La cerimonia di premiazione si è svolta in Borsa, giovedì scorso, e ha visto salire sul palco altri nove imprenditori premiati per le loro idee e modelli di business, divisi per categorie. A Marco Nocivelli, amministratore delegato di Epta, è andata la medaglia nella categoria Family Business. Con un fatturato di 815 milioni, la multinazionale bresciana realizza refrigeratori per la grande distribuzione. Come quelli del «sushi daily», i frigo per la conservazione del sushi di Carrefour. «Inizialmente veniva premiato il prodotto di qualità, nel corso degli anni abbiamo puntato sempre di più all’innovazione, tanto che dal 2015 abbiamo introdotto la categoria startup», spiega Donato Iacovone, managing partner EY Italia, Spagna, Portogallo. Il premio speciale della Giuria è andato a Michele Zanella, direttore generale di O Bag, startup di successo nata nel 2010, che oggi ha un giro d’affari di cento milioni di euro, apre un punto vendita ogni tre giorni e lancia costantemente nuove idee: dalla recente lampada multifunzione alla linea travel, di prossima produzione. Numero uno della categoria Globalisation è Adolfo Guzzini, presidente di IGuzzini, già premiato per aver illuminato la cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova, e insignito del riconoscimento come migliore light designer alla Fiera di Parigi PLDC. Allo studio, ora, c’è una luce biodinamica. Ed è «bio» anche il nuovo cioccolato di Venchi che viene dall’Ecuador. Nella sezione Food&Bevearge è stato premiato l’amministratore delegato della società Daniele Ferrero, che ha rifondato nel 1998 la società nata nel 1878. A Natale Venchi proporrà un nuovo cioccolatino al tiramisù, mentre la crescita nel 2018 è prevista al 20%, con l’apertura di nuovi monomarca. Per il Fashion&Design è Giovanna Furlanetto di Furia ad aver avuto la meglio, con le sue borse realizzate con macchinari all’avanguardia e nuovi pellami, come quelli a concia vegetale e la conquista di nuovi mercati, soprattutto in Asia. Tra le startup vince Instal, piattaforma che aiuta le grandi aziende a far sì che le loro app siano efficaci, mentre l’impresa più innovativa è Iris Ceramica, guidata da padre e figlia: Romano e Federica Minozzi. La loro piastrella active è antibatterica e antinquinante. Per la Digital Trasformation il riconoscimento è andato a Franco Stefani della System. Nicola Giorgio Pino del gruppo Proma, componenti per l’automotive, ha convinto i giurati per il settore Industrial Products. La ventunesima edizione si è svolta con il supporto di HSBC in qualità di main partner, di Spencer Stuart e con la media partnership dell’Economia del Corriere della Sera e di Ansa. Irene Consigliere © RIPRODUZIONE RISERVATA Foto di gruppo La premiazione dei vincitori della XXlesima edizione del premio EY L’imprenditore dell’anno 2017. Durante l’evento è stato presentato anche l’EY Growth Barometer 2017 Italy: la maggior parte delle medie imprese italiane punta a una crescita fra il 6% e il 10% annuo.
| Sito Epta |

Il gruppo torinese Ersel entra nella compagine azionaria di Banca Albertini e lo fa tramite l’acquisto della quota del 64,3% in mano al gruppo elvetico Syz. Arriva così a compimento il riassetto di Banca Albertini Syz, il nome che per 15 anni ha contraddistinto l’alleanza fra lo storico brand italiano specializzato nel private banking e il gruppo ginevrino.

Una nuova alleanza nascerà tra Alberto Albertini, attuale amministratore delegato e figlio del fondatore Isidoro che manterrà il suo 35,7%, e Guido Giubergia, appartenente alla famiglia fondatrice di Ersel. L’ingresso di quest’ultima, al posto di Syz, è un  passaggio logico e atteso dal mercato: le famiglie Albertini e Giubergia si conoscono da decenni, visto che i fondatori Isidoro Albertini e Renzo Giubergia, entrambi agenti di cambio, hanno posto le basi per gli attuali gruppi che poi negli anni hanno vissuto uno sviluppo diverso.

Il passaggio dalla storica attività al mondo delle Sim Albertini la vive (1991), stringendo un’alleanza con Societé Genéralé. Poi l’incontro con Banca Syz e la trasformazione in banca. Ersel allarga il suo raggio d’azione prima all’asset management già nel 1983 e poi nel 1990 inizia una collaborazione con Warburg Securities (oggi Ubs Warburg) per trasformarsi in Simnel1994. Nel 2000 nascerà anche Ersel Hedge Sgr e nel 2004 con Offline Sim entra nel business dei fondi online. Anche Banca Albertini segue il filone degli hedge stringendo un accordo con Hedge Invest nel 2011. Ma entrambe le aziende fanno soprattutto gestione di grandi patrimoni, vicini agli imprenditori, target di riferimento per vocazione e per expertise. Oggi sono proprio gli imprenditori che richiedono nuovi servizi e la messa in comune di risorse e competenze aiuta in questo passaggio. Ad Ersel mancava la licenza bancaria e forse una presenza più forte nella ricca Lombardia; Banca Albertini beneficerà dei servizi di Ersel (asset management, fiduciaria, club deal, presenza estera, filantropia, arte).

«Condividiamo molte cose (i nostri genitori erano agenti di cambio rispettati e con una profonda etica) e soprattutto abbiamo lo stesso approccio verso i clienti che è la parte fondamentale del nostro lavoro – ha ricordato Alberto Albertini, fondatore di Banca Albertini ci siamo incrociati più volte. Ma forse solo ora i tempi erano maturi per procedere sulla stessa strada, unendo le forze». «Sono convinto che da due realtà che hanno molto in comune (storia, etica, obiettivi) gli fa eco Guido Giubergia, presidente di Ersel -saremo in grado di avviare il nostro gruppo in una nuova fase di sviluppo. Sono felice di intraprendere questo percorso con Alberto, imprenditore serio, stimato e amico di sempre».

La firma sarebbe avvenuta sulla base di una valorizzazione complessiva di Banca Albertini, secondo i rumors, di circa 50 milioni. Il trasferimento del 64,3% in mano a Ersel rappresenta soltanto un passaggio intermedio che porterà, dopo le necessarie autorizzazioni di Banca d’Italia, alla fusione tra i due gruppi Albertini ed Ersel. La nuova realtà avrà 70 banker, filiali in quattro piazze importanti (Milano, Torino, Bologna e Reggio Emilia), due sedi estere e masse per 18 miliardi (15 da parte di Ersel e 3 da parte di Banca Albertini). Advisor dell’operazione sono stati da una parte Vitale & Co e Lmcr per conto di Syz, e dall’altra Alantra e R&P Legai per Ersel.
| Sito Ersel |

Fjord, signore del salmone affumicato in Italia, tra i marchi più conosciuti, risorge dalle ceneri del fallimento grazie all’acquisto a prezzo di saldo fatto da Agroittica Lombarda, leader mondiale per la produzione di caviale con il brand Calvisius. Fjord nel solo 2013 vantava ricavi intorno ai 32 milioni di euro, scesi a 30 milioni nel 2014. E poi a 23 milioni nel 2015. Infine è arrivato il concordato preventivo e poi il fallimento lo scorso giugno. La storia di questo brand nato nel 1969, sembrava insomma segnata, fino all’asta tenutasi presso il tribunale di Busto Arsizio che ha consegnato all’azienda con sede a Calvisano in provincia di Brescia, il brand di affumicati. Un’operazione da 3,4 milioni di euro.

Agroittica Lombarda, oltre un centinaio di dipendenti e circa 24 milioni di fatturato, in questo modo mira a espandersi. “L’intervento rafforzerà, – spiegano dalla società – l’importante polo produttivo del varesotto e grazie alle sinergie che verranno sviluppate sia in fatto di produzione sia di distribuzione, Agroittica Lombarda conta di crescere in quote di mercato sia sui mercati nazionali che internazionali”.

Il presidente, Giovanni Pasini, lo dice senza girarci attorno: “Vogliamo giocare un ruolo di leadership nell’area dei prodotti affumicati, in particolare in quella del salmone dove noi siamo già presente con i marchi Calvisus, Agroittica e Cavalier”. Si tratta di un mercato in continua crescita: “I dati dei consumi stimano che in Italia questi prodotti valgano in tutto oltre 300 milioni di euro”, prosegue il presidente. L’operazione potrà sviluppare anche importanti economie di scala. Fjord operava nello stesso mercato di Agroittica e questa acquisizione darà a Fjord la possibilità di utilizzare la stessa rete di vendita. Infine ad Agroittica sembra per ora utile la capacità produttiva dello stabilimento di Busto Arsizio di Fjord per aumentare la propria.
| Sito Agroittica |

Via libera dalla Ue. È stata approvata la lista dei Soa (Sottoprodotti di origine animale) e la clausola che impegna la Commissione europea a determinarne i relativi end-point entro 6 mesi dalla pubblicazione del nuovo regolamento. Tra le molecole sono state incluse anche le proteine idrolizzate e questo rappresenta un successo per la ricerca della milanese Isagro, guidata da Giorgio Basile. Trent’anni fa l’azienda lanciò uno dei primi biostimolanti (il Siapton, ancora oggi sul mercato) che fondava la sua efficacia proprio su quelle sostanze riconosciute oggi dalla Ue e non solo come efficaci e compatibili con una agricoltura difensiva di colture e ambiente. Nel 2018, grazie alla attività del centro ricerche di Novara, Isagro dovrebbe poter immettere sul mercato un nuovo biostimolante speciale innovativo e completamente ideato e realizzato nei proprio laboratori. Quello dei biostimolanti è un mercato in grande crescita. Le anticipazioni del prossimo congresso mondiale di Miami (dal 27 novembre) vedono il mercato a 3 miliardi di dollari nel 2021, il doppio del valore di consuntivo del 2015.
| Sito Isagro |

Il gruppo Azimut Benetti prosegue nella strategia di offrire servizi agli armatori accanto all’attività cantieristica, espressione del Made in Italy di lusso: la società guidata da Giovanna Vitelli ha esercitato il diritto di acquisto su Fraser, passando dall’83% al 100% del capitale. La quota è stata acquisita da V.Ships, socio di minoranza. Fraser è tra i maggiori fornitori di servizi e consulenza per yacht e super yacht al mondo, compra e vende oltre 50 imbarcazioni di grandi dimensioni all’anno per un controvalore, spiega una nota, superiore al mezzo miliardo e “ha una quota di mercato mondiale pari a circa il 15% che ne fa il leader di mercato”. Gestisce direttamente 120 superyacht. Saranno aperti nuovi uffici a New York e Hong Kong, che vanno ad aggiungersi a quelli di Monaco, Fort Lauderdale, San Diego, Seattle, London, Palma, Bodrum, Doha, Dubai, Kuwait, Singapore e Sydney.
| Sito Azimut Benetti |

Elisabetta Fabri – Presidente ed AD di Starhotels – è stata premiata alla cerimonia di Gala della European Families in Business Conference, organizzata da Campden FB e presieduta dal Principe William Lobkowicz, che si è tenuta nel prestigioso Lobkowicz Palace di Praga.
Il più alto dei riconoscimenti, il Supreme European Family Business Award, è stato assegnato quest’anno a Starhotels, a cui Campden FB ha riconosciuto di essersi distinta per una crescita rapida e notevole segnando un +16% di revenue rispetto al 2015 – oltre che per l’impegno tangibile in opere di filantropia e social responsability.
Campden FB, parte di Campden Wealth, è un network che unisce le più autorevoli famiglie di imprenditori europei, nonché una influente pubblicazione sostenuta dal Family Business Network.
Come scrive Campden, le imprese familiari rappresentano un fattore cruciale per l’economia europea, contribuendo per oltre il 50% all’attività imprenditoriale privata nell’eurozona.
Con una giuria composta da 5 tra specialisti e leader di imprese familiari internazionali, Campden premia ogni anno le famiglie che hanno dimostrato di eccellere nell’amministrazione e nella gestione delle proprie imprese, raggiungendo una crescita sensibile del revenue e dei profitti.
““Siamo onorati di ricevere questo premio – ha dichiarato Elisabetta Fabri davanti ad un pubblico proveniente da oltre 20 Paesi – e di far parte di questo network di grande pregio, con cui condividiamo una grande passione per gli affari di famiglia. In questi anni abbiamo lavorato con energia e forte attaccamento per riposizionare il brand Starhotels, portando l’azienda ad espandersi in Italia e all’estero e migliorando la qualità dell’ ospitalità Starhotels”.
| Sito Starhotels |

Australia, Danimarca, Francia e ora anche Canada. Lavazza mette a segno un altro colpo: acquisito l’8o% della canadese Kicking Horse Coffee, società valutata intorno ai 142 milioni di euro. Il gruppo torinese subentra al fondo di private equity Swander Pace Capital e allarga così la sua presenza in Nord America, mercato fondamentale per il caffè. Che Lavazza fosse a caccia, non era un segreto. Solo pochi giorni fa l’amministratore delegato Antonio Baravalle aveva sottolineato l’impegno del gruppo nell’internazionalizzazione. Quasi una missione se si pensa alle operazioni concluse negli ultimi tempi: dal distributore Lavazza in Australia fino a Merrild in Danimarca e poi la recente acquisizione di Carte Noir in Francia. Un miliardo di euro investito tra acquisizioni e investimenti tecnici sugli impianti negli ultimi dodici mesi Il gruppo del resto ha appena presentato al mercato i dati migliori di sempre con un record di ricavi nel 2016 di 1,9 miliardi, in crescita del 29%. E con l’acquisizione canadese aggiunge un altro tassello al percorso di diversificazione internazionale. In particolare nel settore del caffè biologico e certificato. «Kicking Horse Coffee è leader in questo segmento ha sottolineato Baravalle. Negli ultimi anni è cresciuta sempre a doppia cifra e, grazie a questa acquisizione, le prospettive di sviluppo anche oltre i confini del Canada aumenteranno in maniera significativa». Elana Rosenfeld, che ha fondato Kicking Horse nel 1996, rimarrà azionista della società con una quota del 20% e continuerà a guidarla come amministratore delegato mentre Baravalle presiederà il board. L’acquisizione è nel segno del caffè biologico, un segmento che in un Paese come il Canada vale già il 10% del mercato. Kicking Horse è infatti conosciuta per la sua attenzione alla materia prima e all’ambiente, a partire dalla filiera del caffè. Ma Lavazza, che nell’operazione è stata assistita dallo studio legale Blake Cassels & Graydon di Toronto e da JPMorgan come advisor finanziario, sta puntando a giocare al tavolo dei maggiori player mondiali del caffè. L’intenzione del gruppo piemontese è quella di proseguire la strada della trasformazione partita anni fa da azienda a gestione familiare a gruppo mondiale in grado di superare i 2,2 miliardi di fatturato entro il 2020. Consolidando la sua presenza a fianco ai giganti Starbucks e Nespresso in un mercato, quello del caffè, che vale 100 miliardi. La famiglia Lavazza insomma vuole giocare la sua partita e mostra i muscoli aumentando la sua capacità di crescita. Anche con ulteriori acquisizioni. Gli occhi sono puntati su Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna.
| Sito Lavazza |

Alessandro De Besi, Presidente della De Besi – Di Giacomo SpA, è stato nominato Presidente della World Federation of Insurance Intermediaries (WFII), Federazione che rappresenta gli intermediari (agenti e broker assicurativi) dei 5 continenti. Fondata nel 1999, l’obiettivo di WFII è quello di promuovere il ruolo vitale degli intermediari assicurativi nell’economia di oggi (www.wfii.net).

È la prima volta che un italiano viene scelto per guidare la World Federation of Insurance Intermediaries (WFII).

Alessandro De Besi è stato già Presidente anche del BIPAR dal 2013 al 2015, la Federazione Europea degli Intermediari assicurativi, alla quale aderiscono le associazioni di intermediari italiane ACB e AIBA (per i broker) nonchè Anapa e SNA (per gli agenti). È inoltre componente del Consiglio Direttivo di AIBA e da oltre 20 anni è anche Presidente dell’EIB Consortium.
| Sito De Besi – Di Giacomo SpA |

L’ultimo shopping italiano oltremanica porta la data di due giorni fa. Il gruppo veneto Irsap – 140 milioni di consolidato 2016 nei settori riscaldamento e condizionamento – ha acquistato la britannica UK Heating Group, il principale distributore di radiatori nel Regno Unito (12 milioni di euro di fatturato). Se la coincidenza temporale tra l’annunciato avvio di Brexit e il battesimo di un’operazione imprenditoriale è casuale, le aziende italiane alternano ottimismo a cauta preoccupazione. Perché Brexit può restituire politicamente spazio all’Italia, tra Francia e Germania. Ma, spiega Aaron Pugliesi, segretario generale della Camera di Commercio italo-britannica «da cosa può cambiare per gli studenti a eventuali novità in dogana. Sino a come comportarsi con l’Iva o al ritorno di certificazioni archiviate da tempo, tra gli imprenditori crescono domande e preoccupazioni». Per Stefano Bigi (di Bigi Cravatte Milano, 2 milioni di fatturato e 25 addetti) il Regno Unito è mercato di export ma anche di acquisto: «Acquistiamo lì le sete che sbarcano a Londra dalla Cina e rivendiamo alla City il prodotto finito. Con il ridimensionamento della sterlina è stato più semplice acquistare e anche la domanda interna ha tirato bene. Ma il timore che Brexit porterà un aggravio di documentazione e certificazioni doganali, modifiche al regime Iva, non è poca cosa per un’impresa piccola che non ha personale dedicato».
| Sito Irsap |

Chiesi Farmaceutici ha finalizzato l’acquisizione, dall’americana The Medicines Company, dei diritti di commercializzazione a livello mondiale di tre farmaci ad uso ospedaliero, già approvati per il mercato americano. Si tratta dell’antiaggregante Kengreal, dell’antipertensivo Cleviprex e dell’anticoagulante per iniezione ArgatrobanTM (50 mg per 50 mL), che vanno ad arricchire il portfolio Chiesi in area cardiovascolare. Lo ha comunicato Chiesi che, in linea con l’accordo, verserà all’azienda Usa un acconto immediato di circa 262 milioni di dollari, cui faranno seguito ulteriori pagamenti fino a 480 milioni in base al fatturato generato dai prodotti e il pagamento obbligatorio delle royalty. «La presenza del gruppo a livello mondiale si fa sempre più pronunciata, non solo grazie al fatturato derivante dall’export, che nel 2015 ha superato l’80%, ma soprattutto grazie a una visione che vede nell’internazionalizzazione un asset strategico importante per la crescita del business nelle aree chiave per Chiesi», ha affermato il ceo di Chiesi, Ugo Di Francesco, per il quale «la presenza di Chiesi negli Usa gioca ruolo forza quando si parla di strategie di investimento a livello globale: il mercato statunitense offre infatti grandi opportunità di crescita potenziali. Il nostro team sta lavorando attivamente in questo senso e in previsione di un’ulteriore crescita futura del gruppo negli Stati Uniti».
| Sito
 Chiesi Farmaceutici |

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